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RITORNO AL SUD. On the Road incontra le voci del Mediterraneo.

Dalla Tunisia alla Libia, dall’Egitto alla Siria, passando per Tel Aviv, Atene, Madrid o la Val di Susa, l’autore ricostruisce la geografia dei movimenti rivoluzionari e di protesta che hanno rimesso in discussione “il sistema” e dà voce a coloro che, a costo di sfidare la morte, hanno preso in mano il proprio futuro ribellandosi all’ingiustizia.

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L’Associazione On the Road onlus, attiva negli scenari dell’immigrazione attraverso interventi e servizi finalizzati alla promozione dei diritti umani e dell’inclusione sociale, incontra da oltre 20 anni persone migranti che, non di rado, fuggono da drammatici scenari di guerra e violenza. Attraversando il Mediterraneo e la sua storia diventano essi stessi storia, fulcro di resistenza civile e i primi interpreti di un nuovo progetto di “Cittadinanza mediterranea”.

Oggi il Mediterraneo torna ad essere protagonista, luogo di riscatto e di speranza ma anche di sofferenza e conflitto.

Intervenire a sostegno delle persone vuol dire ri-pensare le radici del nostro agire anche a partire dalla riflessione sulle grandi questioni geo-politiche e culturali che attraversano i nostri tempi ed entro le quali si declinano i destini del sempre irrequieto Homo Mediterraneus.

Incontriamo Gianluca Solera: 

Gianluca Solera, lei ha viaggiato dalla Tunisia alla Libia, dall’Egitto alla Siria, passando per Tel Aviv, Atene, Madrid e la Val di Susa e dopo aver vissuto in Egitto per 13 anni ora gira l’Italia per presentare il suo ultimo lavoro. “Riscatto Mediterraneo” ricostruisce la geografia dei movimenti rivoluzionari e di protesta che hanno rimesso in discussione “il sistema” e dà voce a coloro che, a costo di sfidare la morte, hanno preso in mano il proprio futuro ribellandosi all’ingiustizia. 

Per la nostra Associazione, attiva da oltre 20 anni negli scenari dell’immigrazione attraverso interventi e servizi finalizzati alla promozione dei diritti umani e dell’inclusione sociale, intervenire a sostegno delle persone vuol dire ri-pensare le radici del nostro agire anche e soprattutto a partire dalla riflessione sulle grandi questioni geo-politiche e culturali che attraversano i nostri tempi.

Come capire quali siano le declinazioni dei destini del sempre irrequieto Homo Mediterraneus? E in quale maniera la cosiddetta Primavera Araba sta contagiando la storia e le storie delle persone che, non solo hanno viaggiato ma che, come lei per 13 anni e come la nostra Associazione On the Road, vogliono capire cosa significhi vivere il Mediterraneo?

G.S.: Quanto è successo in questi ultimi quattro anni è straordinario. Milioni di persone, soprattutto giovani, hanno conquistato le piazze del Mediterraneo per chiedere la “caduta del sistema”. Dopo aver abbattuto regimi arabi dittatoriali e rioccupato le piazze di paesi in profonda crisi economica e politica, in virtù di uno straordinario effetto di contagio che ha interessato le due sponde, i giovani dei movimenti rivoluzionari e della protesta sociale sono ora chiamati a produrre una visione di futuro oltre gli steccati ideologici, gli interessi particolari e i proclami nazionalistici e a costruire una leadership che concorra con l’apparato politico al potere, legato a interessi economici, finanziari, burocratici o militari equivalenti in ogni paese che non permettono a questo apparato di guardare oltre il tempo breve e di lavorare per un allargamento dei diritti a scala regionale. È arrivato il momento di ripensare insieme la relazione tra Potere e Cittadino, di ripartire dalla fondazione di una vera e propria Internazionale cittadina. La funzione di autori come il sottoscritto o di organizzazioni come la vostra dovrebbe essere quella di creare le condizioni per la crescita politica e sociale di un movimento civile transmediterraneo. Questo spazio io lo chiamerei della “Cittadinanza mediterranea“. Ma perché nel Mediterraneo? Per la sua storia fatta della sovrapposizione di più civiltà, per i valori comuni che i suoi popoli incarnano (il senso della comunità, la famiglia, il gusto per le cose belle, il legame con il territorio ed il cibo, la spiritualità, il culto dell’ospitalità, l’inventività e l’operosità, la coesistenza con l’altro), il Mediterraneo è diventato un fulcro della resistenza civile contro capitalismo selvaggio, de-democratizzazione e banalizzazione culturale. Tutto ciò che associeremmo all’idea di Mediterraneo costituisce un naturale antidoto alla globalizzazione mercantilistica e all’individualismo. Per questo, il Mediterraneo potrebbe diventare il luogo del prossimo Rinascimento se vi fosse un soggetto portatore di un progetto cittadino transnazionale, radicato tra la sua gente.  In altre parole, di un progetto di “Cittadinanza mediterranea”.

 

 

 

 

 

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