Linee guida per l’approccio alle potenziali vittime di tratta degli esseri umani e grave sfruttamento

Tratta Blog

venerdì 17 novembre 2017

L’associazione On The Road Onlus, impegnata da 25 anni nel contrasto alla tratta degli esseri umani, tra pratiche ed elaborazioni, tra sfide ed innovazione, ha iniziato, nel 2005, una collaborazione con la Procura e la Questura di Teramo per scrivere le linee guida da seguire nella gestione di potenziali situazioni di tratta e grave sfruttamento.

Da questa collaborazione è nato il Protocollo di Teramo, un documento ufficiale contenente le “Linee guida per l’approccio alle potenziali vittime di tratta e grave sfruttamento”, che oggi viene utilizzato da molte procure in Italia e nel mondo (La Comunidad de Madrid in Spagna, La Alcaldia de El Alto in Bolivia e la Frontiera di Tabasco in Messico, ma anche le vicine Procure di Pescara e di Campobasso, per citarne alcune) per facilitare l’identificazione e la presa in carico delle vittime di tratta, garantendone il rispetto dei diritti e sostenendo le attività di repressione delle organizzazioni criminali che gestiscono lo sfruttamento.

Con grande orgoglio il 23 giugno 2017, durante il convegno “La Tratta degli esseri umani: azioni integrate di contrasto e tutela delle vittime” ospitato dall’Università degli Studi di Teramo, abbiamo assistito alla sottoscrizione del suo aggiornamento.

Il discorso del Presidente Vincenzo Castelli in occasione della sottoscrizione del Protocollo (23 giugno 2017)

La tratta degli esseri umani è un fenomeno molto presente nelle nostre regioni adriatiche. Vi è un aumento considerevole dello sfruttamento sessuale in strada, nella statale adriatica tra Fermo e Civitanova Marche, nella Bonifica del Tronto, nella Pineta di Pescara, nella statale tra Silvi e Montesilvano, e una presenza ancora più ampia, seppur meno visibile, negli appartamenti della costa; e infine, una presenza, sconosciuta ai più, di sfruttamento lavorativo nella piana del Fucino, prevalentemente in agricoltura, ma anche nella pastorizia, nell’assistenza familiare e nell’edilizia, con l’accelerazione dovuta al terremoto dell’Aquila ed ora su tutta l’area abruzzese-marchigiana.

L’associazione On The Road, 25 anni di immersione nel pianeta della tratta degli esseri umani, tra pratiche ed elaborazioni, tra sfide ed innovazione, tra locale e nazionale/internazionale, tra attenzione alla persona e implementazione di politiche (davvero dal basso) per il contrasto alla tratta degli esseri umani, conosce in profondità questi fenomeni. E in tutto questo tempo ha tentato di mettere in pratica uno slogan concepito alla fine degli anni 90: “da vittime a cittadine”. Forse è questo il senso di contattare circa 3.000 persone all’anno in strada/appartamento, di ospitare nel nostri drop in circa 600 persone all’anno, di accogliere in appartamenti circa 80-100 vittime di tratta, di inserire al lavoro 40-50 persone all’anno, di accompagnare a livello legale circa 100 persone all’anno. Accompagnare queste persone lungo un percorso di emancipazione, che le allontani dalla condizione di vittime e le renda cittadine attive del nostro Paese.

A livello istituzionale oggi il lavoro sulla tratta (dopo 15 anni) si è finalmente dotato di un Piano nazionale, di un Fondo finanziario (ancora precario), di primi passi strategici per divenire un punto stabile nella costruzione di politiche anti-tratta. Ma c’è ancora molto da fare.

Il nostro lavoro non sarebbe altrettanto efficace se non fosse parte di una strategia di rete, di un approccio multi agenzia tra attori diversificati, e che ci mettono la faccia, nel contrasto al fenomeno della tratta degli esseri umani. Questo è il senso che abbiamo sempre dato ad una forte ed unilaterale correlazione con le Istituzioni che qui sono rappresentate. Non una correlazione formale, una sorta di atto dovuto, ma una stretta alleanza strutturale, strategica, operativa, finalizzata ad un unico obiettivo, sancito dal nostro antico ormai art.18 del TU sull’Immigrazione: la centralità della vittima di tratta. Per questo, insieme da quasi un ventennio abbiamo scommesso sulla strutturazione di un protocollo che mettesse insieme tutti gli attori, non per celebrare un atto formale (la firma del protocollo) ma per sporcarsi le mani insieme per un fine comune, valorizzando le nostre differenze istituzionali e funzionali. Questo è stato il senso del “famoso” Protocollo di Teramo che in Spagna (Comunidad de Madrid), in Bolivia (Alcaldia de El Alto), in Messico (Frontiera di Tabasco) cercano di applicare…cosa che dopo l’implementazione del nostro Protocollo hanno fatto molte Procure in Italia (ricordo per tutte le vicine Procure di Pescara e di Campobasso). E ci fa davvero piacere che a fianco al protocollo siano stati apprezzate alcune nostre scelte di campo: la costituzione di parte civile a fianco alle vittime di tratta dinanzi alla Corte di Assise di Teramo, dell’Aquila, di Bari e di Rosarno (che oggi ahimè alcuni tribunali ci respingono) per metterci la faccia, la battaglia per il risarcimento delle vittime (che ci ha permesso di avere i primi risultati positivi in Italia, ben stigmatizzati addirittura dalla Procura Nazionale Antimafia), che purtroppo a livello normativo è ancora davvero residuale (in relazione a quanto previsto dalla Legge 24/2014), la firma della Convenzione con la Commissione per la richiesta di protezione internazionale di Ancona e quella (in fase di firma) di Campobasso per l’identificazione delle vittime di tratta richiedenti asilo, che ci sta permettendo di affrontare con grande professionalità un binomio oggi davvero cruciale come quello di tratta ed asilo.

Contestualizzando i dati nel territorio teramano emerge, in modo evidente, come il numero dei permessi di soggiorno rilasciati dalla questura di Teramo ex art. 18 dlgs 286/98 sono aumentati sensibilmente dal 2005 in poi (dopo le prime linee guida). Aumentate risultano anche le indagini della Procura di Teramo e i conseguenti processi incardinati dinanzi il Tribunale di Teramo in composizione collegiale e la Corte di Assise e Gup L’Aquila– per i reati di sfruttamento della prostituzione, tratta e sfruttamento lavorativo. Detti processi hanno riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva in favore delle vittime e dell’Associazione che pure si è costituita come parte civile.

On the road c’è in definitiva per accogliere le vittime nelle strutture di accoglienza, provvedere al loro inserimento socio –lavorativo, assisterle nella fase investigativa ed in sede processuale attraverso la costituzione di parte civile.

Si ricorda infatti che l’associazione è garante della presenza della vittima in sede processuale anche in processi che vengono celebrati a distanza di anni dalla denuncia (ciò non dovrebbe avvenire e si auspica attraverso l’implementazione delle linee guida che ai processi di questo tipo venga data una via preferenziale). Ciò per evidenziare l’utilità per la Procura della Associazione (senza di noi probabilmente nessuna vittima andrebbe a testimoniare, tutte si renderebbero irreperibili – i processi sebbene istruiti – si concluderebbero con assoluzioni o archiviazioni)

Per tutto questo noi plaudiamo allo sforzo realizzato per l’attualizzazione di un protocollo antico ma foriero di impegno quotidiano, uno strumento adeguato alle sfide del nostro tempo.

Siamo certi che da oggi in avanti avremo uno strumento centrale per rimettere in campo la strategia multi agenzia tra attori encomiabili nella lotta alla tratta, per definire un piano di formazione congiunto costante e coordinato, per avviare gruppi di lavoro integrati che ci permettano di affrontare insieme le problematiche e l’impatto della tratta sulle nostre comunità locali, sui nostri territori, sulle nostre vite, sulle vite di tante persone sfruttate che ci chiedono di poter sperimentare la loro cittadinanza a fianco a noi.

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