Mafia nigeriana e tratta, “sfruttamento sempre più ampio e grave”

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martedì 08 gennaio 2019

di Redattore Sociale

L’analisi di Fabio Sorgoni dell’associazione On the road sull’inchiesta condotta anche dall’Fbi a Castelvolturno sul traffico di organi e prostituzione in cui è coinvolta la criminalità nigeriana. “L’inchiesta dà visibilità al fenomeno, ma il problema c’è da tempo e le nuove leggi aumentano la platea di persone sfruttabili”

BOLOGNA – “Che la mafia nigeriana e le sue articolazioni stessero assumendo un ruolo sempre più importante nella tratta ci è noto da tempo. Sappiamo anche che il traffico di organi esiste, dai racconti delle persone che incontriamo, ma difficile da provare perché non ci sono testimoni: le persone spariscono, muoiono o vengono uccise. Certo non ci aspettavamo l’intervento dell’Fbi, ma ben venga la collaborazione tra forze di polizia per dare visibilità al fenomeno”. Fabio Sorgoni, responsabile area tratta dell’associazione On the road, commenta l’inchiesta sul presunto traffico di organi e di esseri umani con base a Castelvolturno nel casertano in cui è coinvolta anche una task force dell’Fbi che indaga sulla mafia nigeriana.
“Sono 30 anni che la criminalità nigeriana veicola persone da destinare allo sfruttamento e gradualmente ha creato una struttura importante che reinveste i proventi della tratta nel traffico di stupefacenti – spiega Sorgoni –. Importante il collegamento tra il traffico di esseri umani e i diversi ambiti di sfruttamento: le vittime di tratta e sfruttamento sessuale sono usate per il trasporto della droga, se si va in zone come quella della Capitanata a Foggia si vedono i legami tra sfruttamento lavorativo, sessuale e spaccio”.

Sono 30 anni che la criminalità nigeriana veicola persone da destinare allo sfruttamento 

Secondo Sorgoni, il fenomeno non è legato ai grandi numeri dell’immigrazione degli ultimi anni perché “i nigeriani sono presenti in Italia fin da gli anni Ottanta”. Qualcosa però è cambiato. “Prima si usavano strade più sicure, si facevano passare le ragazze dalla Francia, su di loro si facevano investimenti più importanti e il debito delle famiglie era più alto – continua –. Oggi lo sfruttamento inizia già durante il viaggio, in Niger, in Libia e l’ultimo tratto è il viaggio in mare, sicuramente più pericoloso, ma si lavora sulla quantità, sui numeri”. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata, “le ragazze sono sempre più giovani e vengono reclutate in zone agricole della Nigeria, dove di quello che succede in Italia non si sa nulla”. Per questo motivo, oltre a lavorare in Italia con il Sistema di protezione internazionale per intercettare le ragazze appena arrivano e prima che entrino nel sistema di sfruttamento, On the road ha iniziato a lavorare direttamente in Nigeria dove fa prevenzione, informazione e crea alternative reali per le persone.

Le ragazze sono sempre più giovani e vengono reclutate in zone agricole della Nigeria, dove di quello che succede in Italia non si sa nulla

L’associazione On the road si occupa di attività anti-tratta dal 2000. “Ci occupiamo di emersione, accoglienza, assistenza legale, inserimento lavorativo, riduzione del danno – racconta – Abbiamo un’unità di strada con cui usciamo la sera per incontrare le ragazze, informarle, accompagnarle ai servizi: ogni anno abbiamo tra le 50 e le 70 persone in carico, ma in strada ne incontriamo quasi mille, di cui la metà è nigeriana”. E conclude: “Oggi le nuove regole sull’immigrazione e l’abbassamento dei diritti dei richiedenti asilo stanno aumentando notevolemente la platea delle persone vulnerabili e sfruttabili”. (lp)

Articolo pubblicato su retattoresociale.it il giorno 8 gennaio 2019 alle ore 09:31 con il titolo Mafia nigeriana e tratta, “sfruttamento sempre più ampio e grave”.

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